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Broccoli soffritti, pizza di scarole, vermicelli alle vongole, capitone e baccalà fritti, insalata di rinforzo, spigola al vapore o lessata, dolci, frutta fresca e secca per la vigilia; fettuccine in brodo di gallina, minestra napoletana, agnello arrostito o cacio e uova e, ovviamente, dolci, frutta fresca e secca per Natale. Questo è il classico menu napoletano delle feste natalizie, rimasto per lo più invariato per oltre un secolo, che lascia trionfare i vermicelli alle vongole e il “pesce salato d’oltremare”, cioè il baccalà. Basilio Puoti, purista del ‘700, scriveva “il baccalà, merluzzo catturato “oltremare” e conservato sotto sale sulle rive dell’atlantico, si consuma con la “salsa e i savori” ed è soprattutto la plebe a cibarsene, perchè il pesce salato costa meno di quello fresco”. E Napoli si è conquistata un posto d'onore nel commercio del baccalà, così come i nostri “baccalaiuoli” sono diventati maestri nell'arte di far rinvenire il pesce con l’ammollo. Il prezzo è però cambiato... Poco è cambiato rispetto al menu proposto da Ippolito Cavalcanti in “La cucina teorico pratica” del 1839”. I vermicelli con le vongole hanno sostituito gli antichi “vermicelli co’ l’alice salate” (le acciughe). |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Febbraio 2011 15:01 |
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